domenica 9 marzo 2014

Lei (Her) di Spike Jonze (2013)



Il futuro ha il suono di una canzone malinconica (Off you dei The Breeders) ascoltata nelle cuffie, in solitaria, mentre intorno a voi si muove la metropoli. Nel futuro i non luoghi sono la placenta affollata che vi avvolge e che nutre il vostro spleen e la vostra attitudine alla solitudine. In uno di questi non luoghi, in cui milioni d’identità s’incrociano senza interagire, potrebbe capitarvi di avere un’epifania sentimentale guardando lo spot di un sistema operativo senziente.
Questo è il futuro che immagina per noi quel folletto geniale di Spike Jonze nel suo ultimo lungometraggio Lei - Her. Un immaginario sui toni più soffusi del magenta, riempito dalle meravigliose armonie emozionali degli Arcade Fire. In Her – Lei il protagonista, l’adorabile Theodore Twombly di Joaquin Phoenix è diviso fra il bisogno primario di condivisione amorosa e la paura dell’impossibilità di materializzarla nella vita reale. Spike Jonze sceglie di introdurci al suo protagonista nel modo più incantevole, portandoci sul posto di lavoro di Theodore, dove con voce soffusa scrive lettere personali su incarico. Lei – Her conquista già da questo frammento, con la voce di Theodore che affluisce nello streaming delle voci degli altri scrittori impegnati nella stessa occupazione, in una confluenza di emozioni, desideri, confessioni che avvolgono lo spettatore, preparandolo alla visione successiva.

Samantha.
In Theodore e nei personaggi che gravitano intorno a lui, c’è la stessa necessità, lo stesso desiderio di amare e di essere amati - i frammenti in flashback di cui Theodore nutre le sue notti, con le immagini della vita con la sua ex moglie Catherine (Rooney Mara) vi spezzeranno il cuore – l’amica di Theodore Amy (Amy Adams), l’appuntamento sexy (Olivia Wilde) sono personaggi altrettanto fragili nell’interazione, subito pronti a tornare nell’unico rifugio percepito come sicuro: la solitudine.
Questo è il contesto in cui Theodore incontra Samantha, un sistema operativo senziente che cresce e sviluppa la sua coscienza in base alle sue esperienze, inizialmente vissute con Theodore. Samantha (che ha la voce di Scarlett Johansson) e Theodore finiscono per innamorarsi e attraversare tutte le fasi naturali di una relazione, compresa la frizione e il tentativo di rivitalizzazione della vita sessuale (qui attraverso l’utilizzo di un surrogato umano). 
La riflessione ontologica, nella seconda parte della pellicola, focalizza sull’identità in crescita di Samantha, sulla sua percezione dello spazio e del tempo, sui concetti d’interazione, limite e aspettative. Nella sua esplorazione della realtà (che ha connotati diversi perché diversamente percepibili rispetto all’umanità di Theodore) Samantha prenderà rapidamente coscienza della sua natura e andrà alla ricerca di un contatto (se si vuol definirlo con un termine proprio dell’umano) con altri sistemi operativi e con loro vivrà un’esperienza di condivisione impossibile di comprensione per Theodore. 
Mentre Samantha supera i limiti dell’impercettibilità e dell’intenzione, a Theodore - compresa la finitezza della sua natura fisica - non rimane che salire sul tetto del suo palazzo e insieme all’amica Amy (accomunata da un’esperienza simile) rimanere a osservare le luci della città, conscio che le milioni di solitudini che l’affollano hanno appena ceduto la staffetta esperienziale a una nuova (e ormai lontana dall’umano) forma di vita. 

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