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domenica 9 febbraio 2014

Il Cimitero di Praga di Umberto Eco (2010)

Il Cimitero di Praga rappresenta per Umberto Eco la summa, la convergenza di anni di ricerche, letture (provenienti soprattutto dalla sua incredibile collezione, Eco è infatti un grande bibliofilo-collezionista) e pubblicazioni su I protocolli dei Savi di Sion. Eco ne ha fatto una vera fissazione: li cita nel suo Pendolo di Foucault e ne ha raccontato la storia in Sei passeggiate nei boschi narrativi e nella prefazione a Il Complotto, magistrale graphic novel di Will Eisner.
Eco muove da un’incredibile mole di materiale proveniente da diversi generi che qui centrifuga, coniuga e re-impasta per ottenere un risultato quanto mai appassionante (il picaresco, il feuilleton) e straniante (tutti i personaggi tranne il protagonista Simonino Simonini sono realmente esistiti). Eco stesso avverte: le vicende narrate e attraversate dal suo protagonista sono realmente esistite e muovono da libri, riviste, giornali e documenti consultabili. Non per nulla così si esprime il suo Simonini: Quando una spia vende qualcosa di inedito non deve far altro che raccontare qualcosa che si potrebbe trovare in ogni mercatino di libri usati. In una magistrale comunione d’intenti il racconto della realizzazione de I Protocolli de Il Cimitero di Praga nasce dalla stessa operazione postmoderna del “riciclo” che riguarda I Protocolli stessi redatti dall’accostamento di autori, opere e idee incontrate in precedenza da Simonini: Eugène Sue, Alexandre Dumas (che il lettore incontrerà come personaggio fra le pagine del romanzo in Sicilia, al fianco di Garibaldi), Joly e Alphonse Toussenel.