Sulla possibilità che il noir sia in grado di trovare e battere nuove e più interessanti strade a livello di costruzione narrativa e di godibilità del testo tanto si è discusso negli anni passati, soprattutto grazie al lieto avvento di un ben nutrito fronte di scrittori, europei, americani e oggi anche orientali che si sono adoperati con sorprendente entusiasmo per rivoluzionarne le istanze e le caratteristiche intrinseche. A buona ragione è bene inserire in tale gruppo di penne affilate anche Chuck Palahniuk, emblema di un certo tipo di scrittura tagliente, equilibrata e organica, nonostante l'altalenante qualità della sua ultima produzione. Oggi prendiamo in esame Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey da noi edito per la collana «Strade Blu» di Mondadori, in cui l’alto grado di sperimentazione narrativa si coniuga al rapporto tra oralità e scrittura. Gli eventi vengono narrati da una costellazione di personaggi più o meno distanti dalla figura di Buster Casey (che leggeremo in prima persona apparentemente solo di passaggio). Si tratta di familiari, amici, conoscenti, devoti, nemici, e intellettuali, tutti ansiosi di contribuire alla ricostruzione degli eventi atroci legati alla vita (o sarebbe meglio dire alle vite?) del giovane protagonista. Già leggendo i primi contributi pare quasi di vederli, seduti in cerchio come nel più classico dei gruppi d’ascolto, ognuno pronto a dire la sua sulle vicende che man mano vengono prese in considerazione. Dalle prime battute il lettore deve abituarsi a procedere tra decine di punti di vista e opinioni differenti, allontanandosi costantemente da una lettura passiva degli eventi.
