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mercoledì 18 gennaio 2012

Hollywood Babilonia di Kenneth Anger (1959)

Hollywood Babilonia è un testo di culto che ha attraversato i decenni mutando se stesso nelle sue caratteristiche paratestuali, per raccontare a sempre nuove generazioni di lettori la mitopoiesi nera dell’industria cinematografica. Mitopoiesi realizzata da quella che l’autore, il cineasta Kenneth Anger, definisce «la colonia di Hollywood». Anger, che nella colonia è nato e ha mosso i primi passi (recitò a undici anni con Anita Louise in Sogno di una notte di mezza estate), scrive una prima versione di Hollywood Babilonia in lingua francese dandola alle stampe grazie all’editore Pauvert, nel 1960. Lo ripubblicherà in lingua inglese – con parti di testo nuove e un inedito apparato iconografico – nel 1975. La prima edizione in italiano (che traduce quella in inglese del 1975) è solo del 1986 per Adelphi, che ancora oggi continua a pubblicare il volume in un’edizione di ampio formato, rispettosa del lavoro narrativo (più che divulgativo) di Anger. Non a caso Hollywood Babilonia è introdotto dai versi del maestro dell’occulto Aleister Crowley «Ogni uomo e ogni donna è una stella». L’espressione riprende uno dei primi slogan della MGM «più stelle che in cielo» riportandola alla sua natura più umana, imperfetta, umbratile e, ça va sans dire, ferina.  La scelta di citare Crowley è senza dubbio programmatica. Gli eventi raccontati nei trentatré capitoli di Hollywood Babilonia sono un’antologia di efferatezze, azioni demoniache, una cornucopia di sangue versato, corpi violati, vendette. Gli attori di cui racconta Kenneth Anger sono divinità bizzose e umanissime, come quelle della mitologia classica non riescono a rinunciare agli appetiti più scellerati e orribili. La risultante è un affresco in notturna, una storia “altra” del cinema che, aumentando il contrasto, facendo più nere e nette le ombre (da cui neanche gli dei riescono a separarsi), amplifica il mito luminoso e immortale di Hollywood.