Esce per NEO. Edizoni un nuovo volume, un romanzo (almeno da
quello che recita la copertina) di un giovane autore Alessandro Turati. Il
volume ha come titolo Le 13 cose e durante
la lettura mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia. Da tempo mi interrogo
sull’eventualità (plausibile? Impossibile?) di un percorso, una linea di
sperimentazione legata all’Avant-Pop in Italia. Alessandro Turati, esordiente,
mi fa ben sperare.
Le 13 cose
è certamente un romanzo, ma derivatizzato, nato da un brodo post-requiem in cui
si sono diluiti la tradizione emozionale della narrativa giovanilistica, l’utilizzo armato e terroristico di scelte stilistiche e oggetti culturali e la
narrazione in prima persona della letteratura mainstream. Le 13 cose possiede un ritmo sincopato, uno stile paratattico
creato ad hoc per provocare nel lettore – attraverso vere e proprie «piroette verbali» - una sensazione di claustrofobia
che già dalle prime pagine avvertiamo deflagrante e piena di possibili,
infinite soluzioni. I personaggi sono contenitori/erogatori di immaginari
personali franti, interscambiabili, ricostruibili più volte per creare sempre nuove
narrazioni. Quest’operazione induce nell’autore e nel lettore la proposizione
dada di narrazioni altre, limitrofe, contenute nel flusso concitato di quella
maggiore, che di contro si allunga, si ampia e si espande, si gonfia e si
edulcora.
