Fargo è la dichiarazione d’amore dei fratelli Coen per il mestiere attoriale. Costruendo ancora una volta un’ambientazione crime “altra” dove il pretesto per il nero è la vigliaccheria di un postmoderno «uomo del sottosuolo» (con il volto da nevrosi latente di William H. Macy) che commissiona il rapimento della moglie per ottenere il denaro negatogli, con umiliazioni assortite, dal suocero di ferro. Dichiarazione d’amore dicevamo. La leggiamo in ogni inquadratura, in ogni battuta e nella scelta di una equa e compiuta rappresentazione dei personaggi affidata alla bravura dei tre attori principali: il già citato William H. Macy, l’ectoplasmatico Steve Buscemi e Frances McDormand che per il ruolo di Marge Gunderson vincerà l’Oscar per la migliore interpretazione femminile nel 1997.
Partiamo da Macy al quale è affidato il ruolo del meschino Jerry Lundegaard. Il Nostro rappresenta la frustrazione, la nevrastenia sottopelle e la bassezza edulcorata del personaggio attraverso una mimica facciale fatta di tic rivelatori, sorrisi subdoli da venditore di automobili (quale effettivamente Jerry è), di una leziosa sottomissione (seguita dall'immancabile vigliaccheria) che alberga nel tono di voce e nella postura piegata e goffa di Macy.
