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lunedì 26 marzo 2012

Crossover: quando X-Files diede un finale a Millennium


A pochi mesi dalla sua cancellazione il creatore e produttore Chris Carter ha tentato di offrire un finale accettabile a Millennium. Carter sceglie di farlo all’interno di un’altra sua serie di successo: X-Files. L’episodio crossover è il quarto della settima stagione e s’intitola proprio Millennium. Qui gli agenti Fox Mulder e Dana Scully indagando su alcuni casi di presunta negromanzia s’imbattono nel gruppo Millennium. Mancando materiale in merito (le attività del gruppo sono da sempre nascoste o edulcorate) i due contattano l'ex membro Frank Black. Questi, dopo un’iniziale riluttanza, aiuterà i due agenti dell’FBI a risolvere il caso.
Trovo molto interessante (e assai sfizioso) che il crossover tratti il materiale riguardante il gruppo Millennium come un vero e proprio «x-file». Da Mulder e Scully veniamo a sapere che il gruppo si è sciolto e che tutte le sue attività di consulenza per le forze dell’ordine sono state sospese. Secondo le informazioni recuperate da Scully a fermare le attività del gruppo Millennium è stato un “cavaliere solitario”, Frank Black appunto, che ha lasciato il gruppo dopo la morte della moglie Catherine causata da un virus manipolato dal gruppo stesso. Oggi Frank combatte per l’affidamento della figlia Jordan (che qui rivediamo nel consolatorio finale) e si è ricoverato in un istituto di sanità mentale, ma non può esimersi dall’aiutare Mulder e Scully nello svolgimento del loro caso.

martedì 25 ottobre 2011

X-Files: il valore narrativo e il piacere della lettura


Considero le prime sei stagioni di X-Files (1993-1999) – serie di culto creata dall’altrettanto mitologico Chris Carter – un prodotto a sé stante rispetto alle successive tre stagioni finali (e al film X-Files: voglio crederci del 2008).
Gli episodi che vanno dal 1993 al 1999 sono caratterizzati da un valore narrativo evidente, un’originalità e completezza tipici de letterario. In particolare essi hanno un rapporto imprescindibile con il genere ibrido dello Slipstream (in cui convivono ibridandosi i generi della science fiction, del fantasy e del grande canone letterario mainstream) e del New weird, sia per i modelli dai contorni indefiniti  che per l’impostazione formale di ogni episodio, ricco di dettagli e riferimenti. Basti pensare alla fotografia dai toni epici e freddi, alla musica di Mark Snow, alle sceneggiature di qualità, tutte caratteristiche che hanno fatto della serie un prodotto in grado di superare la prova del tempo.