È incredibile come ancora oggi – soprattutto oggi, direte voi, dopo l’uscita del reboot che ha richiamato l’attenzione e
l’entusiasmo di una nuova generazione di spettatori – rivedere il primo
lungometraggio di Samuel Marshall “Sam” Raimi porti a una susseguirsi di scariche di puro piacere cinefilo,
ammirazione per il genio creativo del regista e a una riflessione pressoché
infinita sugli ingredienti che hanno fatto la fortuna di Evil Dead, uscito da noi con il titolo La casa.
Il giovanissimo Sam Raimi, con l’imprescindibile
sostegno della sua crew: Robert Tapert Scott Spiegel e Bruce Campbell, lavora sulla costruzione di un immaginario che fa dell’unità di luogo la sua prima
caratteristica: siamo in mezzo a un bosco, il ponte che ci collega alla civiltà
è irrimediabilmente danneggiato e l’unico rifugio (si fa per dire) è una
casetta di legno, apparentemente semplice e spartana ma le cui caratteristiche
sono pronte a fissarsi nell'immaginario pop mondiale, dalla botola che conduce
a una buia cantina, alla pendola appesa al muro, dalla rimessa per gli attrezzi
alla dondola che sbatte sulla parete esterna (mutuata da Within the woods). Il grande talento di Sam Raimi è di costruire il
suo immaginario secondo canoni assai immaginifici, nonostante l’inesperienza e
la finitezza della produzione. Le riprese animate dei boschi che circondano la
casa, il punto di vista ectoplasmatico dei demoni candariani che osservano e
attaccano a turno i cinque giovani protagonisti dalle finestre, lo straniamento
sull'orlo della pazzia e dell’orrore di Ash
Williams (Bruce Campbell nel ruolo
che lo consacrerà nel firmamento geek come una dei personaggi più amati), tutto
è realizzato da Raimi attraverso soluzioni creative e personali, come la telecamera
che sfreccia fra i boschi e gli ambienti, il volo disarticolato dei personaggi
posseduti, il confronto surrealista di Ash allo specchio e le riprese finali
con la casa che letteralmente sanguina dalle prese elettriche, fra le assi delle pareti e sulle
lampadine, donando alla rappresentazione un appeal arty, surreale e decisamente folle. Tutte caratteristiche che
denotano una creatività in grado di superare i confini dell’horror un attimo
dopo averli mutati.
