Oggi sappiamo
che l’unico errore commesso è stato quello di assecondare l’entusiasmo
incontenibile di Quentin Tarantino nel commercializzare il progetto così com’era
nato: omaggio agli scomparsi cinema «grindhouse», in double feature. Far uscire in un’unica soluzione A prova di morte, girato da Quentin
Tarantino stesso e Planet Terror di
Robert Rodriguez, in una lunga proiezione di 190 minuti è stato non solo un fiasco
al botteghino ma ha persino messo in discussione la qualità dell’episodio di
Tarantino (cosa che non è accaduto per l’altrettanto costoso ma di più
immediato gradimento Planet Terror). In
realtà la successiva uscita in sala separatamente (con l’aggiunta di sequenze
inizialmente eliminate) e l’home video (mosso dall’ampio fandom che negli anni si è raccolto intorno al film) hanno permesso
un ampio recupero delle somme investite ma soprattutto hanno portato a una
rivisitazione dei giudizi negativi avuti dopo la prima uscita.
In Italia
Grindhouse – A prova di morte è uscito singolarmente e non posso non ricordare
sorridendo l’entusiasmo stratosferico e l’incredibile energia che ha
attraversato la sala durante la proiezione del film, soprattutto durante il
finale. In A prova di morte Tarantino
libera non solo le sue ormai conosciute e amate ossessioni ma cosa davvero
importante realizza una reboante e spassosissima visione cinematografica
attraverso i suoi due strumenti principe: una regia spregiudicata e multiforme
e dialoghi entusiasmanti ed esplosivi.
