Lo stesso Bret Easton Ellis ha voluto precisare che la riduzione del suo Le regole dell’attrazione realizzata da Roger Avary è l’unica, fra le trasposizioni cinematografiche dei
suoi libri, a essere stata in grado di cogliere la sensibilità del suo lavoro.
Personalmente non riesco a immaginare altro volto che il faccione fresco di
scrub di Christian Bale per Patrick Bateman ma sono convinto che il merito del
regista di Killing Zoe sia davvero quello
di aver compreso e interpretato la natura dei personaggi creati da Bret Easton
Ellis. Sean Bateman (James Van Der Beek), Lauren Hynde (Shannyn Sossamon) e Paul Denton (un
giovanissimo ed efebico Ian Somerhalder) rappresentano una generazione ectoplasmatica,
figlia della gravidanza extrauterina del boom economico. Una generazione che ha
già imparato a celare se stessa sotto quella superficie minimale che diventerà poi
un’arma (negli anni Novanta del rampantismo bipolare di American Psycho) e infine una prigione di collagene (nel
fine-impero di Imperial Bedrooms).
Avary nella realizzazione de Le regole dell’attrazione fa precise scelte stilistiche (che hanno reso il film un
vero oggetto di culto) e lavora sulla rappresentazione circolare del tempo. Il The end of the world party apre e chiude
il racconto e la regia è impostata sulla filosofia analogica del «rewind-stop-play».
Alla base della visione di Avary c’è l’eterno ritorno postmoderno associato al
culto dell’home video e all’amore per il frammento e l’intertestualità. È questo
che rende Le regole dell’attrazione così
fedele allo spirito del minimalismo di Bret Easton Ellis e ne fa un manifesto
generazionale di valore storico.
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sabato 16 giugno 2012
Eterno ritorno e visione solipsistica: Le regole dell'attrazione di Roger Avary (2002)
martedì 28 febbraio 2012
Le regole dell'attrazione di Bret Easton Ellis (1987)
La fenomenologia della vita nel
campus ricopre un ruolo di prim'ordine all’interno della popular culture
americana. Scrittori, sceneggiatori e registi hanno investito tempo ed energie
creative nella realizzazione di opere che ne descrivano le caratteristiche –
dal cult movie Animal House al serial di MTV Greek – a ribadire
l’importanza fondamentale che il college ricopre nel il passaggio
dall’adolescenza all’età adulta. Lo declina con raffinato
avanguardismo e inventiva formale anche Bret Easton Ellis che in Le regole dell’attrazione racconta la vita dell’immaginario campus liberale di
Camden, nel New Hampshire, probabilmente modellato sul Bennington College
frequentato da Ellis stesso.
Come nel successivo American
Psycho anche i giovani protagonisti de Le regole dell’attrazione
sono dostoevskiani uomini del sottosuolo. I loro diversi punti di vista si
alternano sulle stesse vicende evidenziando discordanze, menzogne, tic, paure,
costruzioni immaginarie e desideri repressi. Lauren Hynde (che ritroveremo al
fianco del protagonista di Glamorama Victor Johnson… pardon Ward), Paul
Denton (presente in American Psycho) e Sean Bateman il fratello della
futura icona degli anni novanta Patrick, vivono per inerzia mentendo a se stessi prima che gli altri. Cercano di
imparare a vivere sulla superficie (e statene certi sono già sulla buona
strada…perduta), a non affrontare nessun evento in maniera emotiva e
orribilmente “profonda” (termine tollerabile soltanto nel titolo di un certo
film…). Lauren è un’artista e una poetessa e vive di struggimento per il suo
amore lontano Victor, in viaggio in Europa (uno dei brani cult de Le regole
dell’attrazione è il racconto per voce dello stesso Victor delle sue
peregrinazioni in giro per il vecchio continente, un loop visivo e sensoriale a
metà fra la beat culture e MTV) ma finisce a letto con Sean impegnato a
scrollarsi di dosso ogni riferimento (anche economico) che possa collegarlo
alla sua famiglia. Quest’ultimo infine è nelle mire del bisessuale Paul Denton
(interpretato nella magnifica riduzione cinematografica di Roger Avary da Ian
Somerhalder).
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