Visualizzazione post con etichetta le regole dell'attrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta le regole dell'attrazione. Mostra tutti i post

sabato 16 giugno 2012

Eterno ritorno e visione solipsistica: Le regole dell'attrazione di Roger Avary (2002)


Lo stesso Bret Easton Ellis ha voluto precisare che la riduzione del suo Le regole dell’attrazione realizzata da Roger Avary è l’unica, fra le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri, a essere stata in grado di cogliere la sensibilità del suo lavoro. Personalmente non riesco a immaginare altro volto che il faccione fresco di scrub di Christian Bale per Patrick Bateman ma sono convinto che il merito del regista di Killing Zoe sia davvero quello di aver compreso e interpretato la natura dei personaggi creati da Bret Easton Ellis. Sean Bateman (James Van Der Beek), Lauren Hynde (Shannyn Sossamon) e Paul Denton (un giovanissimo ed efebico Ian Somerhalder) rappresentano una generazione ectoplasmatica, figlia della gravidanza extrauterina del boom economico. Una generazione che ha già imparato a celare se stessa sotto quella superficie minimale che diventerà poi un’arma (negli anni Novanta del rampantismo bipolare di American Psycho) e infine una prigione di collagene (nel fine-impero di Imperial Bedrooms). Avary nella realizzazione de Le regole dell’attrazione fa precise scelte stilistiche (che hanno reso il film un vero oggetto di culto) e lavora sulla rappresentazione circolare del tempo. Il The end of the world party apre e chiude il racconto e la regia è impostata sulla filosofia analogica del «rewind-stop-play». Alla base della visione di Avary c’è l’eterno ritorno postmoderno associato al culto dell’home video e all’amore per il frammento e l’intertestualità. È questo che rende Le regole dell’attrazione così fedele allo spirito del minimalismo di Bret Easton Ellis e ne fa un manifesto generazionale di valore storico.

martedì 28 febbraio 2012

Le regole dell'attrazione di Bret Easton Ellis (1987)


La fenomenologia della vita nel campus ricopre un ruolo di prim'ordine all’interno della popular culture americana. Scrittori, sceneggiatori e registi hanno investito tempo ed energie creative nella realizzazione di opere che ne descrivano le caratteristiche – dal cult movie Animal House al serial di MTV Greek – a ribadire l’importanza fondamentale che il college ricopre nel il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Lo declina con raffinato avanguardismo e inventiva formale anche Bret Easton Ellis che in Le regole dell’attrazione racconta la vita dell’immaginario campus liberale di Camden, nel New Hampshire, probabilmente modellato sul Bennington College frequentato da Ellis stesso. 
Come nel successivo American Psycho anche i giovani protagonisti de Le regole dell’attrazione sono dostoevskiani uomini del sottosuolo. I loro diversi punti di vista si alternano sulle stesse vicende evidenziando discordanze, menzogne, tic, paure, costruzioni immaginarie e desideri repressi. Lauren Hynde (che ritroveremo al fianco del protagonista di Glamorama Victor Johnson… pardon Ward), Paul Denton (presente in American Psycho) e Sean Bateman il fratello della futura icona degli anni novanta Patrick, vivono per inerzia mentendo a se stessi prima che gli altri.  Cercano di imparare a vivere sulla superficie (e statene certi sono già sulla buona strada…perduta), a non affrontare nessun evento in maniera emotiva e orribilmente “profonda” (termine tollerabile soltanto nel titolo di un certo film…). Lauren è un’artista e una poetessa e vive di struggimento per il suo amore lontano Victor, in viaggio in Europa (uno dei brani cult de Le regole dell’attrazione è il racconto per voce dello stesso Victor delle sue peregrinazioni in giro per il vecchio continente, un loop visivo e sensoriale a metà fra la beat culture e MTV) ma finisce a letto con Sean impegnato a scrollarsi di dosso ogni riferimento (anche economico) che possa collegarlo alla sua famiglia. Quest’ultimo infine è nelle mire del bisessuale Paul Denton (interpretato nella magnifica riduzione cinematografica di Roger Avary da Ian Somerhalder).