Che
magnifica fucina d’idee è stato il cinema italiano. Che pazzesco insieme
di eroi coraggiosi e disincantati ha creato l’immaginario da cui
ancora si può attingere e imparare! Fra loro spicca per inventiva e straordinario
utilizzo artigiano del mezzo cinematografico Dario Argento.
Prendiamo
per esempio la sua Trilogia degli animali, quei film che rappresentano l’origine
e la sintesi più vitale del suo cinema. Prendiamo L’uccello dalle piume di cristallo (1970), sua prima prova
registica dopo i confronti con la scrittura al fianco di Sergio Leone (C’era una volta il west), Giuseppe
Patroni Griffi (Metti una sera a cena)
e in molti b-movie. L’idea de L’uccello dalle piume di cristallo
nasce in Tunisia, Dario lo elabora dopo aver letto il racconto del giallista
americano Fredric Brown Screaming Mimi.
Il film vedrà la luce - senza mezzo
compromesso rispetto alle idee del regista - grazie al supporto del padre,
Salvatore Argento, che decide di produrlo in società col figlio (nasce così la
S.E.D.A. che produrrà tutti i primi film di Dario). Grazie al padre, il giovane
regista ha la possibilità di preservare tutte le terrificanti caratteristiche
del suo film, facendo esplodere per primo l’attitudine italiana al thrilling.
Ne L’uccello dalle piume di cristallo Dario
Argento incanala le energie più libertarie e le sue idee più disinibite in una
struttura che di per sé impone l’ordine: il giallo. È questa sintesi fra le
regole che devono portare
all’agnizione del colpevole e gli scossoni, i continui (e francamente deliziosi)
punti di fuga creativi, che incantano lo spettatore e lo terrorizzano come
poche volte di fronte al grande schermo.
