Una città
che nello sguardo dello spettatore è impossibile da catturare per intero, animata
da scorci in interno e passages in
esterno. Questa è la Torino de Il gatto a nove code, precorritrice
delle città-puzzle che caratterizzeranno i lavori successivi di Dario Argento.
Secondo quest’approccio luoghi provenienti da città diverse (Roma, Torino, New
York, tra le più ricorrenti) vanno a costituirne uno solo, immaginato e
realizzato per la storia raccontata. Ne Il
gatto a nove code, Torino è ammantata da un’atmosfera noir tutta costruita sulla tensione e sull’impossibilità di cogliere
per intero i dettagli necessari alla risoluzione degli eventi: una lite in strada,
una discussione dentro un’automobile in movimento. E ancora le scale: ossessione
di tutto il cinema di Dario Argento, che qui assumono un’allure a metà fra espressionismo e surrealismo, le camere
dell’istituto scientifico dove è ambientata la vicenda, il cui operato è celato
da ante socchiuse, soffitte polverose, finestroni e persino tetti industriali.
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sabato 9 gennaio 2016
mercoledì 18 marzo 2015
L'uccello dalle piume di Cristallo di Dario Argento: spazio espositivo e thrilling
Che
magnifica fucina d’idee è stato il cinema italiano. Che pazzesco insieme
di eroi coraggiosi e disincantati ha creato l’immaginario da cui
ancora si può attingere e imparare! Fra loro spicca per inventiva e straordinario
utilizzo artigiano del mezzo cinematografico Dario Argento.
Prendiamo
per esempio la sua Trilogia degli animali, quei film che rappresentano l’origine
e la sintesi più vitale del suo cinema. Prendiamo L’uccello dalle piume di cristallo (1970), sua prima prova
registica dopo i confronti con la scrittura al fianco di Sergio Leone (C’era una volta il west), Giuseppe
Patroni Griffi (Metti una sera a cena)
e in molti b-movie. L’idea de L’uccello dalle piume di cristallo
nasce in Tunisia, Dario lo elabora dopo aver letto il racconto del giallista
americano Fredric Brown Screaming Mimi.
Il film vedrà la luce - senza mezzo
compromesso rispetto alle idee del regista - grazie al supporto del padre,
Salvatore Argento, che decide di produrlo in società col figlio (nasce così la
S.E.D.A. che produrrà tutti i primi film di Dario). Grazie al padre, il giovane
regista ha la possibilità di preservare tutte le terrificanti caratteristiche
del suo film, facendo esplodere per primo l’attitudine italiana al thrilling.
Ne L’uccello dalle piume di cristallo Dario
Argento incanala le energie più libertarie e le sue idee più disinibite in una
struttura che di per sé impone l’ordine: il giallo. È questa sintesi fra le
regole che devono portare
all’agnizione del colpevole e gli scossoni, i continui (e francamente deliziosi)
punti di fuga creativi, che incantano lo spettatore e lo terrorizzano come
poche volte di fronte al grande schermo.
domenica 25 novembre 2012
Dracula 3D di Dario Argento (2012)
Dopo l'uscita di Giallo ci eravamo davvero rassegnati a dire addio a Dario Argento. Restava l’affetto
spropositato nei suoi confronti, nei confronti della sua Opera (che nel mio
caso raggiunge la vera e propria venerazione) e della sua creatura in carne,
ossa e tegumento: Asia Argento. Dopo le prime notizie sul progetto Dracula mi
sono chiesto il perché Dario Argento abbia voluto confrontarsi con un
immaginario oggi estremamente saturo e inflazionato come quello delle zannute
creature della notte. Perché farlo con precedenti - attenendoci alla sola contemporaneità - dalle dimensioni artistiche di un Moloch come quello di
Francis Ford Coppola? La catastrofe sembrava annunciata: la pellicola nonostante
sia ben girata risulta telefonatissima, non ha alcun guizzo tensivo figuriamoci
se orrorifico. Mi è bastato andare a vederlo per capire che, nonostante ciò, Dracula 3D è un vero capolavoro. Lo è
perché è un’opera camp come non se ne vedevano da un pezzo. Se osservato dalla
giusta prospettiva – che potremmo battezzare come il senso di Dario per il kitsch – Dracula di Dario Argento è una visione imperdibile e
spassosissima. C’è di più, la scelta del camp applicata a un genere ormai mainstream,
normalizzato, persino conservatore, come quello dei vampiri (si pensi alla saga
di Twilight dove questi poveri
disgraziati da sempre simbolo di pansessualità e ludibrio praticano la castità,
non desiderano altro che il matrimonio e mettono alla luce paffute creature da
reclame) diventa una scelta programmatica. Il camp è, com'è sempre stato dai
tempi in cui Sontag lo teorizzò, la via d’uscita, il salvacondotto per una
visione moderna e libera.
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