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lunedì 23 marzo 2015

La città di Adamo di Giorgio Nisini: la ricerca del simulacro paterno

La città di Adamo – eretta pagina dopo pagina da Giorgio Nisini nel suo secondo romanzo (e secondo volume della Trilogia dell'incertezza dopo La Demolizione del Mammut) – più che una realtà materiale è il luogo della memoria in cui il protagonista Marcello (affatto casuale la scelta di un nome dalla eco felliniana) compie la sua ricerca, spasmodica, necessaria e dolorosa: il recupero dell’immagine del padre. Ricerca che pone come suo obbiettivo la conoscenza dei tratti noti (ma da sempre percepiti in superficie) del proprio genitore.
 
In La città di Adamo Marcello Vinciguerra ha seguito le orme di suo padre Vittorio – grande imprenditore ortofrutticolo che dall’immaginario borgo di Castel Cimino è riuscito ad allargare i suoi affari alla scena globale – ha un'elegante moglie di nome Ludovica (emblematico il brano in cui Marcello segna l’inizio della parabola discendente del padre con il primo incontro di questi con l’allora fidanzata) con cui vive in una bella ma gelida villa. Il dubbio interviene già dalle primissime battute quando Ludovica – proprietaria di uno showroom di design – porterà a casa la riedizione di un televisore Brionvega (il design d’arredo scandirà la ricerca di Marcello per tutto il romanzo) aprendo di fronte al protagonista un tortuoso percorso nel territorio dei ricordi. Lo farà attraverso un’immagine – che come tutte quelle che compongono la sua ricerca non si rivelerà che un primo passo verso il riconoscimento dei propri tratti in quelli del padre – una breve sequenza d’archivio che lo mostra bambino a Eurano, quartiere metafisico-razionalista edificato a sud est di Caserta dal boss della camorra Adamo Pastorelli. 

Man mano che si procede nella lettura de La città di Adamo vediamo come decine di domande avvelenano la quotidianità di Marcello: quali sono i rapporti che legano il successo dell’azienda Vinciguerra al colto ed efferato boss della camorra? È possibile che la madre, il padre e le persone più vicine alla famiglia nella conduzione dell’azienda (come il “fratello adottivo” Brenno) abbiano sempre mentito e nascosto un orribile legame con Adamo Pastorelli? Qual'è la reale identità dell’azienda di famiglia, del padre e quindi dello stesso Marcello?
Il percorso di ricerca per immagini che Giorgio Nisini ha preparato per il suo protagonista passerà attraverso diverse dimensioni: quella televisiva e casuale, la dimensione del ricordo, quella onirica e squisitamente freudiana (con la convivenza nel sogno delle figure di Ludovica e del padre), la dimensione dell’esperienza con le visite a Eurano, a Casagiove, all’albero-simulacro del padre e ancora quella analogica e fotografica delle immagini recuperate nell’archivio di famiglia. 

Un tracciato scandito dai ritmi tipici del noir, che concluderà La città di Adamo con l’immagine più bella, la rappresentazione-superamento delle realtà panica e industriale, finalmente unite in una semplice e preziosa epitome di amorosi sensi.

martedì 24 febbraio 2015

Esordi: La Demolizione del Mammut di Giorgio Nisini (2008)

Leggere la Demolizione del Mammut (Giulio Perrone Editore) primo romanzo (e primo volume della Trilogia dell'incertezza) di Giorgio Nisini, è come osservare col fiato sospeso il tuffo di un atleta dall’alto della sua piattaforma. L’attesa, la muta aspettativa e infine lo stupore che ti lascia immobile di fronte alla riuscita dell’esercizio. Pagina dopo pagina, osserviamo curiosi lo svolgersi della vicenda, cercando di prevedere le mosse dei personaggi per venire puntualmente smentiti con una buona dose di sopresa.

Il protagonista (di cui non conosceremo mai il nome, ndr) de La demolizione del Mammut è un rampante architetto a capo di una grande azienda di decostruzioni, convocato nella sua cittadina natale, l’immaginaria Varziale, per portare a termine un grosso progetto: demolire un enorme ospedale – il Mammut del titolo – in parte mai completato.

Qualcosa però si nasconde tra le mura dell’edificio, nei corridoi impregnati dall’odore di alcol e medicinali, dietro porte chiuse a chiave, fra le corsie affollate da decine e decine di degenti con altrettante storie da narrare. Il protagonista, l’antiarchitetto (come viene definito dall’autore) ne è cosciente perché proprio in quell’edificio è custodita la propria, dolorosa, memoria personale, sepolta ma integra, pronta a deflagrare alla prima occasione.

Dal suo arrivo a Varziale il Nostro verrà a contatto con una nutrita fauna locale fatta di politici, addetti ai lavori e degenti, fra cui spiccano per bellezza e interesse l’ingegnere Milli, personaggio di «almodovariana memoria» (Deidier), malinconica e fluorescente nei suoi abiti spigolosi e colorati, una donna legata al passato che porta su di sé il peso di un dolore personale legato al Mammut. Inizialmente ostracizzata dal protagonista l’ingegnere Milli si rivelerà essenziale per il disvelamento finale. Poi, Carlotta, la giovane volontaria che sembra vivere una seconda vita dopo un misterioso incidente da cui è uscita con il volto irrimediabilmente sfregiato. Chi è Carlotta? È un angelo caduto ormai rassegnato o una coraggiosa vendicatrice? Molti i lati bui che la contraddistinguono, illuminati solo nel finale, durante la definitiva demolizione del Mammut.


Sempre elegante, con un raro rispetto per la lingua italiana, la scrittura di Giorgio Nisini porta il lettore a sfiorare le superfici con la propria mano, non importa che siano di materiale edile o vivo (e malato) epitelio biologico, perchè la commistione fra le due nature è dietro l’angolo. Che cos’è poi la demolizione se non il naturale processo fisiologico del ricambio cellulare sulla superficie della pelle?


Splendida la chiusura del romanzo: un salto, un volo, un tuffo perfetto e senza schizzi, una metafora che abbraccia l’incipit del racconto chiudendone il ciclo vitale.