Quando uscì Cry Baby riscosse più successo a Cannes che al botteghino e per molti anni fu
sottovalutato e accusato di trascendere diversi generi senza interpretarne realmene
nessuno, in ogni caso incapace di rappresentarne la sintesi. Oggi però la
prima pellicola di John Waters dopo la morte di Divine torna alla ribalta
grazie alla potenza del dialogo fra cinefili e appassionati che continuano a
discuterne le istanze con idee sempre più acute e originali su blog e social
network. Ad appassionare è certamente l’insieme di personaggi, rigorosamente
suddivisi in due gruppi: da una parte i giovani rocchettari in leather
jacket e jeans aderenti, amanti delle motociclette e della libertà (figli
di Rusty il selvaggio quanto del Kenneth Anger di Scorpio Rising)
dall’altra i giovani patrizi in cardigan di cotone e pantalone con le pence,
elitari e conservatori. Fra questi utlimi l’angelica Allison (Amy Locane) che
vuole a tutti i costi essere una bad girl e unirsi alla banda di Wade
“Cry Baby" Walker, un giovanissimo Johnny Depp nei panni del capo di una
gang di motociclisti composta da sua sorella Peperona (l'ultima arrivata frai
Dreamlanders Ricki Lake), Wanda (una spigolosa e già nota alle cronache
Traci Lords), la grottesca Mannaja (Kim McGuire che cita direttamente l'immensa
e irrangiungibile Edith Massey) e Milton (Darren E. Burrows). Chiudono la
formazione Ramona la racchia (nonna di Cry Baby) una rugosa e fumettistica
Susan Tyrell, accompagnata nientemeno che da Iggy Pop nei panni del folle zio di
Cry Baby.
