Considero le prime sei stagioni di X-Files
(1993-1999) – serie di culto creata dall’altrettanto mitologico Chris Carter – un prodotto a sé stante
rispetto alle successive tre stagioni finali (e al film X-Files: voglio crederci del 2008).
Gli episodi che vanno dal 1993 al 1999 sono caratterizzati da un valore narrativo evidente,
un’originalità e completezza tipici de letterario. In particolare essi hanno un rapporto
imprescindibile con il genere ibrido dello Slipstream
(in cui convivono ibridandosi i generi della science fiction, del fantasy e
del grande canone letterario mainstream) e del New weird, sia per i modelli dai contorni indefiniti che per l’impostazione formale di ogni episodio, ricco di dettagli e
riferimenti. Basti pensare alla fotografia dai toni epici e freddi, alla musica
di Mark Snow, alle sceneggiature di qualità, tutte caratteristiche che hanno fatto
della serie un prodotto in grado di superare la prova del tempo.
