L’apocalisse è già avvenuta, si è consumata nel
finale, terribile e iconico, di Doom
Generation. Una serie di schegge impazzite e vorticanti sono venute a
costituire il nuovo mondo. Frammenti e immaginari che hanno finito per
innestarsi l’uno sull’altro creando sempre nuove forme di umanità e
rappresentazione. Ne è la prova l’ultimo episodio della Teenage
Apocalypse Trilogy, quel Nowhere
che è stata definita «una puntata di Beverly
Hills 90210 in acido» e dopo Splendor (da noi Splendidi Amori) del 1999.
Siamo alle porte dell’anno 2000, Gregg
Araki sa che l’unico modo per divertirsi davvero è infilare le mani nel
tornado dell’immaginario pop e plasmare una commedia mutata, prodotto di
stilemi, ossessioni e richiami alla tradizione quanto allo stato attuale,
sfiatato e alla deriva. Al centro della vicenda abbiamo Veronica (interpretata
da Kathleen
Robertson, compagna del regista dal 1997 al 1999), giovane attrice che
durante uno dei party organizzati da Araki all’inizio dei suoi film (in questo
caso un Halloween rave), si innamora dello slacker,
biondissimo e cucciolone Zed (Matt Keeslar) e del
giornalista e scrittore Abel (Johnathon Schaech).
Araki realizza una commedia che è anche un happening
pop: ogni fotogramma, ogni situazione, ogni personaggio è definitivamente un
oggetto pop. In particolare i tre protagonisti la cui bellezza e sensualità
diventa, attraverso l’occhio filmico di Araki, immane ed eroticamente
incontenibile. Veronica è il perno splendido
di questo trio poliamoroso, tramite lei si ha l’incontro sensuale poi romantico
fra Zed e Abel (inizialmente scettico).
