Multiple Maniacs porta avanti la visione underground
e proto-punk di Mondo Trasho
aumentando i confini della visione watersiana, arricchendola di nuove
ossessioni formali, visive e contenutistiche. Qui John Waters si oppone ancora
alla visione borghese da cui egli stesso proviene. Abbiamo visto come il
bigottismo e l’ipocrisia del ceto medio siano stati bene immortalati nel
magistrale finale di Mondo Trasho,
con le pettegole additanti la “diversa” (indi mostruosa) Mary Vivian Pearce.
In
Multiple Maniacs JW - ancora una
volta insieme alla banda dei Dreamland – opera attraverso un approccio maggiormente
onirico e dadaista (basti citare la scena in cui Divine è violentata da un’aragosta gigante) in cui tutte le paure della middle class vengono spettacolarizzate,
materializzate attraverso la camera come enormi oggetti pop (secondo la lezione
warholiana). La paura dell’ignoto proveniente dalla Guerra Fredda, l’orrore per
la diversità (esibita qui come in un freak show), la spettacolarizzazione della
violenza (una delle ossessioni principali di Waters è il processo alla Famiglia
Manson), in un finale che sembra citare allo stesso tempo Godzilla e Guy
Debord.
