Con Cry Baby John Waters si era rifugiato a Baltimore per esorcizzare la scomparsa di Divine. A
quattro anni di distanza è ancora lì per realizzare la sua nuova pellicola: La signora ammazzatutti. Grottesca, spassosissima e profetica critica
all’imperante minimalismo morale della classe borghese. Attitudine fatta di
protezionismo dell'interesse privato, ossessione per una
perfezione realizzabile solo fra le mura di casa e smodata ambizione nei
confronti dell’arena mediatica e televisiva. Come sappiamo la poetica
di Waters vuole molto di più di una semplice critica sociale ed ecco che arriva
il ribaltamento, la messa in scena, l’ironia e la consueta pioggia di
citazioni: sotto l’aspetto di una famiglia pop al limite della réclame
(non a caso Roger Ebert nella sua recensione al film cita Le avventure di Ozzie e Harriet,
biondissimi e perfetti interpreti del sogno americano) si nasconde un insano e
folle segreto. Beverly Sutphin (Katlheen Turner) che vive a Baltimore in un
microcosmo dai colori pastello insieme al marito dentista e ai due figli Misty (Ricki Lake) e Chip non è la casalinga e vicina che tutti credono, è in realtà una lucida e
feroce serial killer.
