Visualizzazione post con etichetta tarsem singh. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tarsem singh. Mostra tutti i post

domenica 11 maggio 2014

The Fall di Tarsem Singh (2006)



Che cos’è The Fall?
Una magnifica ode al potere dell’affabulazione, una monumentale ricerca extra-geografica d’immaginari o un rosario di deflagrazioni policrome, simmetriche, kitsch, insomma un’immane opera d’arte su celluloide? L’opera seconda (dopo l’opalescente The Cell) dell’acclamato videomaker Tarsem Singh è tutto questo e molto di più. A vedere The Fall si rischia di cadere nel cineautismo del protagonista del romanzo di Steve Erickson Zeroville, in quello status di spasmodico desiderio di fotogrammi-feticci, d’immagini venerabili in cui diluirsi.
Tarsem ha impiegato più di quattro anni per realizzare la sua ricerca, la sua collezione di immagini e immaginari. Una ricerca che si è mossa da Bali alla villa di Adriano a Tivoli, dal Taj Mahal alla barriera corallina a forma di farfalla nelle Fiji, dall’isola di Sumatra a Praga e ancora, il Rajasthan, il giardino botanico di Buenos Aires, Istanbul e Parigi. Tutti luoghi in cui prende forma la fiaba – a metà fra Vladimir Propp e l’epica omerica – raccontata dall’infermo attore del cinema muto Roy Walker (un Lee Pace, in stato di grazia) alla piccola Alexandria (Catinca Untaru), piccola raccoglitrice di arance rumena con un braccio rotto. Entrambi i protagonisti sono degenti di un ospedale alla periferia di Los Angeles, durante gli anni Venti. È dall’incontro opportunistico fra i due che Tarsem muove per realizzare il suo folle e roboante capolavoro, in cui s’incontrano e si commistionano il misticismo orientale – come la meravigliosa danza balinese che indica il percorso da compiere ai sei eroi protagonisti – e l’amore per l’arte cinematografica (Roy è uno stuntman che ha subito una frattura a entrambe le gambe durante il salto da un ponte nella realizzazione di una scena).

martedì 10 aprile 2012

Biancaneve (Mirror Mirror) di Tarsem Singh (2012)


Perché Mirror Mirror? Meglio: perché Mirror Mirror in questo modo? La pellicola di Tarsem Singh, era stato annunciato, è una commedia e già qui il dubbio aveva cominciato a farsi strada. Insomma perché il regista di gioielli stranianti e arty come The Cell e The Fall, il regista che da poco era tornato con il godibile e stupefacente Immortals,  ha deciso di lavorare in questo modo? Perché cimentartsi con un progetto che potenzialmente poteva essere la chance ideale per rappresentare il lato luminoso (oserei dire accecante) della sua visione spettacolare? Che cosa può essere andato storto?
Vediamo.
Il cast ha lavorato egregiamente: Julia Roberts è una perfetta Regina Cattiva da commedia, sia detto l’amiamo da subito, le sue pause esasperate e la mimica celante la vera (misera) natura del personaggio meritano più di un plauso (da non perdere poi il suo particolare trattamento di bellezza prima del ballo). Lily Collins è una perfetta, nivea, Biancaneve-suffragetta. Fragile e ignara nel castello quanto agguerrita e determinata insieme ai sette nani, qui banditi su deliziosi trampoli a pressione. Armie Hammer è un ottimo principe cicisbeo dalla comicità slapstick. I meravigliosi costumi sono frutto dell’ultima ricerca fatta dalla mitologica Eiko Ishioka (morta subito dopo la realizzazione di questa pellicola), già collaboratrice storica di Tarsem e creatrice dei sontuosi costumi del Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola (con cui per la cronaca vinse l'Oscar). Ishioka realizza dei costumi-allegorie in cui si ritrovano motivi derivati sia dall'illustrazione editoriale classica ottocentesca sia dall’iconografia tradizione indiana. Il tocco d’eccezione è dato dall’esasperazione di alcuni elementi (come il fiocco, le orecchie di leprotto, i cappelli rococò), in perfetto tono con l’atmosfera comedy e cartoon voluta dal regista.
Allora cosa non ha funzionato? 

mercoledì 23 novembre 2011

The Cell di Tarsem Singh (2000)


The Cell, ha le fattezze cupe e ingannevoli di un’opale. È composto da una serie di suggestioni visive, citazioni artistiche e narrative che in esso si armonizzano con intenzione dichiaratamente Avant-Pop.
Tarsem viene dal videoclip, ha diretto i R.E.M. - vincendo l’MTV Video Music Award per il miglior video dell’anno con Losing my religion - e fra gli altri anche Suzanne Vega e Vanessa Paradis. Con The Cell il regista indiano si prende più tempo per costruire fino al più piccolo dettaglio ognuna delle proprie visioni oniriche.
La cornice thriller ospita una sorta di doppio sogno schinitzleriano a metà fra lo steampunk e il futuristico (/futuribile). Vi troviamo le vicende della psicologa Catherine Deane (interpretata da Jennifer Lopez) che abituata a solcare le terre desolate nelle menti dei propri pazienti viene contattata dall’agente Novak (uno spiegazzatissimo Vince Vaughn) perché lo aiuti a recuperare l’ultima potenziale vittima (imprigionata e filmata dentro un cubo di plexiglass che si riempie progressivamente d’acqua) del serial killer Carl Rudolph Stargher (Vincent D’Onofrio) caduto in coma durante la sua cattura.