Si avvicinano le vacanze
natalizie, con il suo seguito di riti e tradizioni che aspettano solo di essere
celebrate. Questo è il periodo giusto in cui recuperare quelle pellicole, che
magari si sono viste da piccoli, in quelle mattine fredde, sotto le coperte o
sul divano, rigorosamente ancora in pigiama. Pellicole come i Goonies, Ghostbusters la saga di Indiana
Jones, gli Addams, Labyrinth - dove tutto è possibile, Edward Mani di forbice, Piramide di paura, E. T. l'extraterrestre o, come nel
nostro caso, Gremlins. Alzi la mano chi non ha amato il piccolo mogwai Gizmo, l’atmosfera sognante del Natale a
Kingston Falls, la perfetta calibrazione fra orrore e commedia, le innumerevoli
citazioni (da Flashdance a L’uomo che visse nel futuro) e la deriva
comportamentale dei mostriciattoli verdi in giro per la città la notte di
Natale.
La premiata ditta Steven Spielberg/ Chris Columbus/ Joe Dante
realizza il film sull'idea che Walt Disney voleva trarre dall'omonimo libro per bambini di Roald Dahl, in cui dei
mostriciattoli mettevano fuori uso degli aerei durante la seconda guerra
mondiale. Il riferimento al romanzo di Dahl, nel film, è incarnato dalle parole
del signor Futterman, che racconta di strani esseri malvagi che minano il
funzionamento degli oggetti tecnologici. Columbus, alla scrittura, Spielberg
come produttore esecutivo (intervenne sotto questa veste in vari momenti per
preservare la comprensione e la coerenza del film) e Dante alla regia (scelto
per il suo gusto in fatto di horror, con cui si era cimentato negli anni precedenti) realizzano una pellicola immortale, scientemente pop. Il
film è un successo perché incarna la tendenza al ribaltamento, al gioco
speculare fra idillio e orrore che è parte integrante dell’immaginario letterario
e artistico statunitense. Un gioco in cui Norman Rockwell e H. P. Lovecraft si
guardano nello stesso specchio e che trova nella provincia la sua dimensione
ideale. I tre ragazzi d’oro del cinema pop si divertono come matti a citare e
rievocare, mentre la signora Peltzer
cucina con gli improbabili strumenti inventati dal marito, sospira guardando in
TV La vita è meravigliosa mentre
Billy (che pur lavorando in banca vuol diventare fumettista) e Gizmo, in
mansarda, guardano L’invasione degli ultracorpi. Il citare il grande immaginario pop americano, già classico, non
si ferma certo qui. Il continuo calibrare i toni della commedia e del racconto
horror ne è un esempio, la situazione di emergenza e di isolamento in cui versa
Kingston Falls poi è un altro stilema tipico della cultura americana (da Edgar
Allan Poe in avanti, verso gli esperimenti di riazzeramento sociale di Stephen King).
A ciò si unisce il roboante tocco picaresco tanto caro a Steven Spielberg, che
rende Gremlins l’avventura che ancora
oggi amiamo vedere.
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Natale in casa Peltzer. |
L’universalità del linguaggio pop racconta il mito del doppelgänger, il monito su
responsabilità e progresso tecnologico, la liberazione dell’Es (non
dimentichiamo che sarà il dolce Gizmo a produrre Ciuffo Bianco e la sua banda
di sciamannati mostriciattoli), con una leggerezza che dovrebbe ancora fare
scuola in produzioni simili ma che sembra dimenticata nella rincorsa alla
computer grafica, all’effetto digitale a tutti i costi, alla patina di coolness che dura il tempo di un alito
su una finestra mentre fuori nevica.
Nel 1990 Joe Dante volle dare
alla sua creatura un sequel: Gremlins 2. La nuova stirpe. Qui Dante
fa il verso al suo stesso stile parodiandolo in maniera autoreferenziale e
folle. Non v’è traccia dell’immaginario evocativo e della calibrazione dei toni
del primo film, solo una sequela, una giustapposizione, di gag matte che fanno il
verso a Gizmo, Billy (qui dipendente di un magnate à la Donald Trump nella Grande Mela) e a tutta la compagnia di
Kingston Falls (il cui set ritroveremo non qui ma riconosceremo nella Hill
Valley di Ritorno al futuro).
Non ci resta che organizzare la
visione in maratona di entrambi film per riconoscere tutta la verve dell’operazione.
Preparate le vostre ciotole di pop-corn e stringetevi sul divano mentre si
torna ancora una volta a Chinatown, nel negozio di un certo anziano venditore
dall'occhio glauco, per prendere a sua insaputa un piccolo mogwai canterino da
portare a casa per Natale.
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