Nel 1999, a Berlino dove il film è stato
presentato, David Cronenberg disse che l’idea da cui nacque la sceneggiatura di
eXistenZ (si scrive proprio così, con
la prima lettera minuscola e le lettere “X” e “Z” maiuscole) fu l’incontro del
regista canadese con lo scrittore indiano Salman Rushdie. Come sappiamo
l’autore de I versi satanici è
vittima di una fatwa islamica per aver osato riscrivere nel suo libro la storia
del profeta Maometto. Come Rushdie anche la protagonista di eXistenZ,
Allegra Geller (Jennifer Jason Leigh), è vittima di una condanna per
aver osato mettere in crisi le coordinate del reale, aprendo di fronte
all’essere umano («così finito», dirà la stessa Allegra all’inizio del film)
possibilità immaginifiche infinite.
Ancor prima dello spettacolare Inception e nello stesso anno
dell’uscita di Matrix Cronenberg
realizza una pellicola – come solito nella produzione del regista di Scanners – in cui i diversi piani di
rappresentazione sono tutti ugualmente possibili e mimetici. Non ci sono
stacchi particolari, espedienti della fotografia o della regia che possano far
pensare a un piano artificiale (onirico o digitale). I personaggi si muovono verticalmente,
affrontando i diversi livelli del gioco eXistenZ. Essi perdono la percezione
del perimetro del reale e questa insicurezza legata alla percezione (che è
cardine fondamentale per comprendere l’intera produzione di Cronenberg) è il
vero motore narrativo di eXistenZ e
la riflessione che il regista vuole indurre nello spettatore.
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Ultima nota merita la chiara
rappresentazione sessuale (stiamo pur sempre parlando di un regista che ha
Freud e Jung come numi tutelari) del legame fra l’UmbyCord e l’uomo. La punta
dell’UmbyCord penetra nella bioporta come questa fosse un orifizio aperto
(«nuovo» come direbbe il divin Marchese). Prima di inserire la punta dell’UmbyCord
il giocatore deve emulsionarla in un rituale chiaramente sessuale. Non
sorprende quindi che Allegra e Pikul, appena giunti all’interno del gioco (nel
gioco), debbano ancora una volta penetrarsi l’un l’altra le bioporte scatenando
un’irrefrenabile pulsione sessuale nei due personaggi che stanno interpretando.
Chiude la pellicola uno straniante
finale aperto (e incerto). La domanda è: siamo tornati al reale (dove si sta
simulando il gioco traScendeZ) o siamo giunti a un nuovo livello del gioco
dalle «infinite possibilità» di cui parlava Allegra all’inizio?
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